martedì 23 novembre 2010

La formazione ed il principio di Peter



Ci sono situazioni in cui i limiti della nostra conoscenza possono essere messi a nudo.
Se on line possiamo in qualche modo ingannare i nostri interlocutori e fingerci esperti, nella vita reale tutto diventa più difficile.

Il principio di Peter, o principio di incompetenza, evidenzia, in modo ironico e paradossale, il meccanismo della carriera aziendale:

1. In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza.

2. Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere.

3. Tutto il lavoro viene svolto da quegli impiegati che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.

Il principio di Peter è un saggio scritto nel 1969 da Laurence J. Peter, psicologo canadese, insieme a Hull Raymond.

Da questo principio si può trarre la conclusione che ogni posto chiave tende potenzialmente ad essere occupato da un incompetente, una persona cioè in grado di creare più problemi di quanti possa risolverne.

L'incompetenza non deriva dalla posizione gerarchica più elevata e quindi da compiti più difficili da svolgere di quelli che la persona è in grado di svolgere, ma semplicemente perché i compiti sono di natura diversa da quelli svolti in precedenza e richiedono, di conseguenza, esperienze lavorative che la persona solitamente non possiede.

Di conseguenza la strategia di promuovere i "migliori" provoca una rapida diminuzione di efficienza, mentre l'organizzazione funziona meglio solo se le persone mantengono la propria competenza ad ogni livello.

Un recente studio dell'Università di Catania, basato sulla teoria dei giochi sembra confermare tale ipotesi.

La formazione continua è la sola possibilità di ridurre il manifestarsi del principio di incompetenza?

Che cosa ne pensate?


Per chi volesse un approfondimento divertente sul tema:
Le leggi fondamentali della stupidità umana, di Carlo F. Cipolla.
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