martedì 1 giugno 2010

Il marketing personale secondo Paola Bonavolontà



Settimo confronto "a distanza" sul marketing personale, il secondo al femminile. Quattro domande a colleghi ed amici professionisti. Oggi incontriamo Paola Bonavolontà.

Quanto ritieni sia importante oggi un approccio strutturato al marketing personale per un professionista?

Il marketing personale è uno strumento di orientamento e di bilancio sia con gli altri che con se stessi.
Una volta che si comprende quanto questo strumento può facilitarci, lo si può utilizzare con efficacia in molti contesti non solo nella professione ma anche nella vita personale.
Avere una struttura permette di essere più efficaci, di progettare, definire un obiettivo e poter anche modificare la rotta per arrivarci.

Quali strategie e strumenti utilizzi normalmente nelle tue attività di self marketing e promozione?

Il mio l'ho chiamato l’approccio delle 4 c: cuore, corpo, cervello, contesto.
Sono le variabili che utilizzo, nutro ed adatto, con le quali entro in relazione e che mi consentono di ascoltare di volta in volta le necessità del cliente, singolo o gruppo, e di rispondere autenticamente con competenza.
Di creare relazione prima che commissione.
Perché per me il marketing è relazione.
E’ reale interesse, è reale beneficio offerto, è affiancarsi e non sostituirsi. Essere presenti e disponibili, di supporto.
Diventare un punto di riferimento, e dunque affidabili, sempre rispettosi, etici. Con tutti, clienti e non, concorrenti e se stessi.
Creare rete e creare contatti significa frequentarli, on line o no. Non è una collezione su Facebook o LinkedIn. E’ uno scambio preferibilmente mutuale, un arricchimento anche qui preferibilmente mutuale.
Viene sempre prima la persona. Sviluppare la relazione, conoscere, essere curiosi di altri mondi, ampliare il nostro e contribuire ad ampliare l’altro.
E’ una strada a due direzioni. Una comunicazione appunto di comune interesse e sviluppo. Ancora una volta sviluppo personale o professionale.

Qual è a tuo parere l'errore assolutamente da evitare nella propria promozione on line?

L’inganno. Promettere ciò che non si può mantenere. Vendere effetti speciali.
In pratica, evitare gli errori che Porter definiva comuni: troppo o troppo poco (over o under positioning), confuso, non credibile.
Vietato essere noiosi, verbosi e cattedratici.

Che suggerimenti daresti a chi volesse incrementare la propria visibilità?

Il web offre molte occasioni per aumentare la propria visibilità. Possiamo costruire finestre di visibilità, a patto di (cfr. Johari) essere consapevoli di cosa mostriamo ma anche disponibili a migliorare ciò che gli altri vedono di noi che noi non vediamo.
Se pensiamo di comunicare i nostri servizi, è impensabile che questo non passi e venga veicolato da come comunichiamo noi stessi.
Da ciò che crediamo intimamente di noi.
Per essere scelti bisogna scegliersi, accettarsi, piacersi, convincersi per primi.
Nel pratico vuol dire frequentare corsi di sviluppo competenze o percorsi individuali.
Perché il mercato non ci aspetta.
Ci siamo sempre. Stanchi o demotivati, depressi o fiduciosi. Sicuri, fumosi, rinunciatari, confusionari o organizzati all’ossessione. Sia che ci perdiamo nell’analisi senza passare all’azione sia che agiamo senza pensare alle conseguenze possibili.
Per dare il meglio è necessario sentirsi al meglio, avere piena consapevolezza della propria swot ed essere disponibili e desiderosi di migliorarsi continuamente.
Se consideriamo il marketing come l’arte di generare un autentico valore per il cliente, la promozione di noi stessi comincia dal riscoprire e coltivare il proprio valore e saperlo diffondere, comunicare, condividere.
Con vero interesse per noi e l’altro. Rispetto per noi e per l’altro.
E ciò che non sappiamo fare, lasciamolo agli esperti. Altrimenti soffochiamo di proposte il mercato ma non il target, con la conseguenza che c’è sempre meno attenzione ed interesse per ciò che viene urlato e proposto nel luogo e nella modalità errate a discapito di tutti.
E…per chi proprio il marketing non sa cos’è, un ottimo consiglio è di cominciare con l’educazione.
Le relazioni vanno coltivate.
Inutile chiedere un contatto per poi ignorare una domanda che arriva da quel contatto.
Errato considerare l’altro un mero contenitore o destinatario per i nostri messaggi, ma una persona con gusti e personalità, emozioni e preferenze.
Clienti o fornitori tutti noi siamo persone. Che possono cambiare ruolo ma ciò che abbiamo da offrire intimamente resta.
Anche nella giungla della competizione. Il nostro vantaggio competitivo siamo noi, il nostro io, quello che continua a lottare nonostante le difficoltà, a credere nonostante le delusioni.
A stupirsi delle meraviglie e a crearne di nuove.



dott.ssa Paola Bonavolontà: Mi occupo di sviluppo personale e professionale di singoli e gruppi; di formazione adulti con corsi teorici e laboratori esperenziali.
Laureata con lode in Economia e Commercio, ho ricoperto ruoli di marketing manager in multinazionali quali Colgate Palmolive, L’Oreal, Revlon in Italia e negli Stati Uniti.
Formazione Post Universitaria: Master triennale in Gestalt Counseling Professionale, Master Practitioner in PNL – Programmazione Neurolinguistica, Master in Artcounseling; Hoffman Quadrinity Process, Avatar, Costellazioni Familiari, Formazione del Se, Videocounseling, Dancecounseling, Laboratorio di Voce e teatro delle emozioni.

4 commenti:

  1. Bell'articolo, come da abitudine di Paola... Difficile da commentare, perché dice già tutto.

    Però una cosa che aggiungerei c'è:

    - Per essere seguiti da molti, bisogna aspettarsi di non piacere a qualcuno.

    Dall'articolo, poi, mi tengo questo concetto: marketing personale non vuol dire solo sapersi "vendere" bene, ma anche, e soprattutto, sapersi "costruire" benone!

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  2. Molto interessante e pieno di spunti. creare relazione, crearsi. la necessità di proporsi "bene" agli altri come incentivo per migliorarsi. le 4 c poi, davvero di ispirazione!

    bello il blog, grazie per avermici fatto passare

    giulia

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  3. Cara Paola,
    semplicemente un capolavoro.
    Puntare sulla qualità delle relazioni e creare un'offerta che soddisfi veramente e a pieno i bisogni delle persone.
    Sfortunatamente, chi cura soltanto relazioni commerciali non sempre pensa a prendersi cura del cliente, piuttosto prevale il lato speculativo.
    Da questa intervista estrarrei in decalogo, dieci semplici regole per evitare di trattare il cliente come un numero seguito dal simbolo €.
    Buon lavoro
    Giovanni

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