mercoledì 23 giugno 2010

8 funzioni per il consulente in una impresa



Riflettendo sull'esperienza quotidiana, mia e di altri consulenti, ho provato a classificare 8 delle funzioni/ruoli che un consulente può svolgere all’interno di una azienda cliente.

Queste funzioni derivano dal come è vissuta la consulenza in azienda più che da una reale scelta del consulente di assumerle.

Le variabili chiave che ho individuato riguardano il grado di autonomia o di dipendenza nelle svolgimento dei propri compiti e la funzione progettuale o più meramente esecutiva nell’ambito del proprio incarico.

Per capirne un po' di più:

L’Apripista
E' il ruolo più interessante ma anche il più difficile per un consulente. Significa avere piena delega e sostegno dall'azienda per aprire nuove strade, iniziare nuovi percorsi, esplorare nuovi orizzonti e progettare in autonomia. E' una funzione ambiziosa e ricca di stimoli, passaggio importante nel percorso professionale del consulente.

Il Facilitatore
E' il ruolo di colui a cui viene richiesto di aiutare l'azienda cliente nel percorso di cambiamento e di adeguamento a nuovi scenari. E' un ruolo di sostegno nella gestione delle dinamiche che viene svolto in piena autonomia e con una delega forte da parte dell'azienda.

Il Termine di paragone
In questo caso la funzione del consulente è di essere un benchmark, uno stimolo al percorso e ai processi di innovazione e di cambiamento anche se su dei binari in qualche modo definiti dall’azienda cliente. Il consulente è una sorta di "sparring partner", di termometro del percorso intrapreso.

La Voce del Padrone
E' quanto viene di norma richiesto ai consulenti dalle aziende medio-piccole.
Il consulente è inteso come portavoce delle istanze della proprietà o dei vertici aziendali e serve a garantire lo sviluppo del percorso. La criticità sta nella relazione con il personale interno coinvolto nei processi per garantire una reale implementazione di quanto è necessario fare.

Il Parafulmine
E' un ruolo di mediazione tra le istanze di diverse aree aziendali o di diversi manager coinvolti nel processo consulenziale. E' una posizione delicata che presuppone un grande equilibrio e una "adeguata “protezione”, in termini di delega, dai vertici aziendali.

Il Corpo estraneo
E' il caso del consulente imposto dalla proprietà o dai vertici aziendali. La criticità è duplice: da un lato il livello di stress personale, dall'altro la difficoltà di relazionarsi da questa posizione con le altre risorse interne dell’azienda e riuscire a garantire lo sviluppo del percorso consulenziale.

Il Vaso di Coccio
E' un ruolo difficilissimo da gestire. La richiesta di svolgerlo presuppone la mancanza di una reale volontà di utilizzare la consulenza. In realtà il consulente viene scelto più per necessità che per convinzione e i compiti che gli vengono affidati sono sostanzialmente esecutivi. L’intervento richiesto è quasi sempre una sostituzione di una posizione da manager, senza avere però né il riconoscimento del ruolo nè l’appoggio reale dei vertici aziendali.

Il Capro espiatorio
La vera "mission impossible". L’azienda cerca una figura del genere per fronteggiare situazioni di difficoltà o emergenza. Il consulente viene incaricato di funzioni "magiche" e gli viene affidata una mole notevole di compiti esecutivi da svolgere normalmente in brevissimo tempo.
Il conseguente inevitabile fallimento o esito non positivo delle sue attività centrerà però l'obiettivo del cliente di evitare il confronto e l’eventuale resa dei conti all’interno dell’azienda scaricando sul consulente tutte le responsabilità.

Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Vi è mai capitato di vivere qualcuna di queste funzioni nella vostra vita professionale. Parliamone.
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